UNA SCUOLA BILINGUE A SERVIZIO DEGLI STUDENTI 2017-11-06T14:13:03+00:00

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UNA SCUOLA BILINGUE A SERVIZIO DEGLI STUDENTI

Eliminare gli sprechi per una Scuola a servizio degli studentiUna Scuola a servizio degli studenti per costruire il loro futuro

L’ultima indagine OCSE in base ai test Programme for international student assessment (Pisa) -Invalsi colloca l’Italia in discesa dal 32esimo al 34esimo posto tra i 35 Paesi aderenti all’Ocse per le competenze dei 15enni. La classifica mostra peraltro forti differenze regionali; infatti gli studenti di alcune province o regioni del Nord Italia hanno competenze che li collocano ai primi posti della graduatoria globale, mentre gli studenti della Campania sono nella parte più bassa della classifica. Un dato che stride con i risultati della maturità che vede al Sud una diffusione di voti massimi e lodi molto più elevata che al Nord, evidentemente per i diversi metri di giudizio degli insegnanti.

Lo scadimento della scuola italiana, pur con rilevanti variabilità territoriali e fra istituti scolastici, ha tra le sue cause principali l’asservimento dell’istituzione scolastica ad una categoria di insegnanti sempre più sindacalizzata e non aggiornata rispetto alle esigenze didattiche. La stessa assegnazione delle cattedre avviene secondo regole che rispondono alle esigenze degli insegnanti invece che degli studenti, con forti esuberi al Sud e carenze di organico al Nord.

Un esempio emblematico è l’incapacità del corpo docente di insegnare in inglese, così che gli studenti italiani risultano tra quelli con la peggiore conoscenza di una lingua che è ormai indispensabile in un mondo globalizzato.

E’ indispensabile ribaltare le priorità e rimettere al centro la qualità didattica a favore degli studenti. Per quanto riguarda l’inglese, dovrebbero essere insegnate in questa lingua almeno le materie scientifiche nelle scuole di ogni ordine e grado, avvalendosi (in attesa di un’adeguata formazione degli insegnanti) di strumenti didattici online predisposti a livello ministeriale.

Le rette universitarie dovrebbero corrispondere ai costi del sistema, contestualmente prevedendo borse di studio e, soprattutto, prestiti d’onore per gli studenti meritevoli, in modo da contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico e dell’elevato numero di fuoricorso. La maggior parte delle università pubbliche, che servono bacini locali secondo logiche campanilistiche, andrebbero chiuse se non in grado di mantenersi attraverso le rette, in un quadro di competizione fra atenei finalizzato ad elevarne la qualità.