RIDUZIONE DEL PESO FISCALE 2017-12-08T18:31:58+00:00

Project Description

RIDUZIONE DEL PESO FISCALE

Eliminare gli sprechi con una riforma fiscale italianaPer far ripartire il Paese bisogna ridurre le imposte complessive (soprattutto laddove ciò potrebbe incentivare nuovi investimenti) e la spesa improduttiva e/o dannosa

Con una pressione fiscale del 43,5% (dati 2015) l’Italia si colloca 3,5 punti sopra la media europea. Ma la pressione fiscale italiana è particolarmente penalizzante sui redditi da lavoro, d’impresa e da capitale relativamente agli altri Paesi europei.
E’ inoltre caratterizzata da effetti redistributivi perversi (come quelli relativi al bonus degli 80 euro introdotto dal governo Renzi). Tale pressione fiscale disincentiva l’attività d’impresa e favorisce elevati tassi di disoccupazione, soprattutto per i giovani, anche a causa della assurda indeducibilità dei costi del personale dall’IRAP. Allo stesso tempo l’Italia mantiene elevati sussidi a favore delle fonti fossili incentivando così attività socialmente dannose per l’ambiente.
Un’opportunità da cogliere per ridurre le aliquote sulla tassazione dei redditi d’impresa è, comunque, dovuto al fatto che il loro gettito complessivo è stato solo di circa 57 miliardi (35 IRES e 22 IRAP) nel 2016 (su un totale di gettito fiscale complessivo di 541 miliardi) e quindi la sua riduzione anche in misura consistente sarebbe possibile.

Negli ultimi 20 anni si sono susseguite diverse proposte di riforma fiscale. Senza entrare nel dettaglio delle singole proposte, riteniamo indifferibile una riforma fiscale che:

  • riduca la pressione fiscale al di sotto della media europea, con un’aliquota unica sui redditi da lavoro inferiore al 30%;
  • riduca la tassazione dei redditi di impresa, ed in particolare l’aliquota IRES (il cui gettito nel 2016 è stato pari a circa il 61% delle imposte sui redditi d’impresa) di almeno i due terzi in modo da attrarre gli investimenti (sulla scorta dell’esempio dell’Irlanda che, con l’aliquota al 12,5% e riducendo in modo consistente la spesa pubblica ha goduto di una crescita del PIL superiore al 30% nell’arco dell’ultimo triennio); tale misura comporterebbe una riduzione del gettito di circa 23 miliardi di euro (meno del 4% del gettito complessivo), compensabile, nell’immediato, secondo le modalità riportate all’ultimo punto e comunque destinato a ritornare in termini assoluti sugli stessi livelli del 2016 grazie all’aumento degli investimenti (e, quindi, dell’imponibile) e all’emersione di utili prima non dichiarati. In parallelo, per favorire assunzioni di personale ed investimenti anche con capitale di terzi, sarebbe necessario modificare l’impianto dell’IRAP rendendo immediatamente deducibili costi del personale ed oneri finanziari (*);
  • avvii l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi recentemente individuati in un catalogo pubblicato dal Ministero dell’ambiente, a partire dalla modifica delle accise in modo da disincentivare il consumo dei combustibili più inquinanti con la parificazione dell’accisa sul gasolio con quella sulla benzina (con un aumento di 5 miliardi di euro di gettito) e dalla cancellazione dell’esenzione dal pagamento dell’accisa sui combustibili fossili per gli aeromobili, le navi, i camion e le macchine agricole (circa 4 miliardi) con un benefico effetto sulle emissioni di particolato nell’aria e sulla salute di tutti i cittadini;
  • attui un reale federalismo fiscale, trasferendo la capacità impositiva dallo Stato alle Regioni e agli enti locali in base alle loro competenze, in modo da responsabilizzare gli amministratori, allineando lo statuto delle regioni a statuto speciale a quello delle altre;
  • bilanci le riduzioni d’imposta proposte con risparmi di spesa. mediante privatizzazioni, “spending review” ed eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi.

(*) Nel caso il costo del lavoro e gli oneri finanziari fossero stati deducibili per il calcolo dell’IRAP riteniamo che per raggiungere lo stesso gettito di circa 22 miliardi nel 2016 l’aliquota (dell’IRAP) avrebbe dovuto essere pari al 17,2% (e non al 3,9% com’è attualmente) portando l’aliquota complessiva di tassazione sui redditi d’impresa al 44,7% (pari a più del doppio del Regno Unito).