RIFORMARE LE REGOLE SU IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA 2017-11-06T14:17:49+00:00

Project Description

RIFORMARE LE REGOLE SU IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA

Eliminare gli sprechi immigrazione e cittadinanza

Riformare il sistema dell’Immigrazione e Cittadinanza

L’assenza di una politica sull’immigrazione ha favorito la crescita di flussi di ingresso crescenti di irregolari, gestiti con modalità meramente emergenziali (su cui peraltro hanno lucrato in modo parassitario una serie di enti che hanno fatto dell’accoglienza un business a carico dei contribuenti).

L’Italia ha rappresentato finora la principale porta di ingresso degli immigrati irregolari in Europa e la chiusura delle frontiere da parte di Francia, Svizzera e Austria è a testimonianza dell’incapacità dei nostri governi di fronteggiare il fenomeno (soprattutto alla luce della Convenzione di Dublino che affida la competenza sul riconoscimento dello status di rifugiato al primo Paese di ingresso).

Mentre altri Paesi europei hanno dimostrato di essere in grado di selezionare gli immigrati sulla base del titolo di studio e delle effettive opportunità, l’Italia si è distinta per l’accoglienza dei soggetti con il titolo di studio più basso o addirittura privi di titolo di studio, accogliendo così persone prevalentemente bisognose di assistenza a carico del Paese e non in grado di dare un contributo al suo sviluppo economico e sociale.

Diversamente da altri Paesi, come la Svizzera che concede o meno il diritto d’asilo con procedure che durano meno di 48 ore, in Italia il 70% dei richiedenti asilo nel 2016 è stato collocato nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) dove la permanenza può superare l’anno, laddove non ci sia prima la fuga.

Una saggia politica di immigrazione deve invece accogliere sulla base dell’individuazione delle opportunità di inserimento, consentendo l’ingresso nel Paese solamente di chi è in possesso di un contratto di lavoro (verificando preventivamente che non vi siano in Italia disoccupati disponibili a svolgere tale attività in possesso di idonei requisiti).

Quanto alla cittadinanza e al recente dibattito sullo Ius Soli, se non si vogliono creare ghetti di degrado e frustrazione, non può essere sufficiente nascere in Italia da genitori stranieri per diventare italiani, ma è necessario che i nuovi cittadini condividano i valori fondanti della nostra società, conoscano le regole di base della convivenza, parlino l’italiano e siano in grado di sostentarsi. Queste verifiche dovrebbero quindi essere condizionanti per l’acquisizione della cittadinanza.

Inoltre, al fine di attirare imprese e persone fisiche in grado di generare ricadute economiche positive, si dovrebbe offrire residenza e cittadinanza a coloro che si impegnano ad investire risorse consistenti nel nostro Paese analogamente a quanto già avviene in UK, Portogallo e Cipro e sulla scorta delle nuove norme per la concessione della residenza fiscale in Italia definendo per l’Italia un sistema nuovo per la concessione della cittadinanza e, per la residenza fiscale, più competitivo dell’attuale (l’imposta sostitutiva al regime di tassazione globale “fissa” di 100.000 euro all’anno non regge la concorrenza di UK e Portogallo).